CONNESSIONE MENTE&CORPO

  • 20 Ottobre 2019

“Non muovere mai l’anima senza il corpo, né il corpo senza l’anima, affinché difendendosi l’uno con l’altra, queste due parti mantengano il loro equilibrio e la loro salute”

Platone
CONNESSIONE MENTE&CORPO

La mente, le emozioni e il corpo non sono entità separate ma interconnesse.

La connessione mente e corpo è la principale responsabile della buona riuscita di ogni performance sportiva.

È la capacità dell’individuo di entrare in sintonia con il proprio corpo ponendo un focus mentale in quello che sta facendo in quel preciso momento.

È la capacità di essere un tutt’uno con sé stessi in allenamento e in gara.

È un atteggiamento mentale che comporta percepire se stessi, i propri muscoli e la corretta esecuzione del gesto tecnico.

Pensiamo ad esempio ad una gara automobilistica e a due piloti che guidano la stessa macchina, sono coetanei, seguono lo stesso regime alimentare e lo stesso allenamento fisico, sono attorniati dagli stessi tecnici, trainer e team di meccanici. Cosa li differenzia? La testa.

E di conseguenza:
  • La capacità di credere in loro stessi
  • La capacità di controllare stress e ansie
  • La capacità di mantenere alta la concentrazione

A parità di preparazione tecnico-atletica in ambito sportivo è la componente mentale ad essere l’elemento cruciale per il raggiungimento della massima prestazione.

Quante volte sentiamo o pronunciamo frasi del tipo “non c’era con la testa”, “era troppo pressato”, “non era concentrato”.

Tuttavia, nella realtà, gli aspetti mentali della prestazione vengono lavorati troppo poco e talvolta solo dopo averne rilevato l’emergenza ricorrendo ad interventi riparatori in seguito ad un calo della prestazione, ad un infortunio o quando sembra non esserci corrispondenza tra le prestazioni in allenamento e quelle in gara.

Interventi di prevenzione e di training vero e proprio, una valutazione strumentale corretta, eviterebbero o metterebbero in luce prima meccanismi disfunzionali di percezione di sé, della propria competenza e del contesto agonistico, evitando di disperdere tempo ed energie.

La componente psicologica ed emotiva accompagna l’atleta nei percorsi di avviamento alla pratica sportiva fino al suo ingresso nell’agonismo: sono parte integrante dell’individuo e sono presenti in ogni prestazione.

Ci sono molti casi di promettenti sportivi infallibili in allenamento a cui in gara “si spegne l’interruttore” come si dice in gergo. Spesso gli allenatori in questo caso iniziano ad allenarli ancora di più e questo li porta ad eccellere sul piano tecnico ma, non intervenendo sulle ragioni dell’ansia connesse alla gara, vanificano sistematicamente ore ed ore di allenamento.

La difficoltà nel lavorare sulla connessione mente-corpo risiede nel fatto che è un’abilità difficile da trasmettere e allo stesso tempo deve essere appresa dal soggetto in maniera autonoma, con i propri tempi e con le proprie caratteristiche.

Il primo passo è quello di imparare a “sentire” il proprio corpo mentre si allena.

“Sentire” quello che si sta facendo non limitandosi a spostare un peso da un punto ad un altro, ad effettuare un passaggio, a percorrere dei km, ad eseguire meccanicamente gli esercizi.

“Sentire” quello che si sta facendo, implica imparare a percepire ogni singola ripetizione, kilometro o esercizio come determinante del successo finale di un allenamento o di una gara.

Pensiamo al ciclista che “tira” ossia sta davanti aprendo l’aria per tutti gli altri corridori che seguono: per sfruttare bene la scia non basta stare dietro al ciclista che precede ma occorre “sentire” costantemente la provenienza del vento. A seconda del vento, il gruppo dei ciclisti, arriverà a posizionarsi secondo diverse conformazioni, fila indiana, doppia fila, ventaglio, gruppo compatto.

Che la mente influenzi il corpo lo dimostrano le malattia cosiddette psicosomatiche (quelle in cui la psiche, la mente, ha effetto sul soma, il corpo) o l’esistenza del cosiddetto effetto placebo.

Allo stesso modo il corpo influenza la mente se pensiamo ai benefici indotti dall’attività sportiva grazie alle endorfine.

Problematiche del corpo, come ad esempio problemi di peso ed edema, possono andare ad aggravare stati emozionali.

Iniziare a considerare il corpo un’estensione visibile, materialmente sperimentabile dei processi di pensiero che la pongono in essere significa lavorare per ottenere performance eccellenti.

I risultati positivi ottenuti lavorando sulla connessione mente e corpo sono testimoniati da vari dipartimenti di neuroscienze che parlano di “un rapporto stretto tra attività fisica e fenomeni di neurogenesi”. Gli scienziati della University of Pittsburgh, della University of Illinois, della Rice University e della Ohio State University hanno infatti dimostrato che bastano 40 minuti di camminata al giorno per rallentare il calo mnemonico fisiologico legato all’età e aumentare il volume dell’ippocampo, area del sistema nervoso deputata al mantenimento dei ricordi.

Le società sportive dovrebbero assumere l’impegno di anticipare temporalmente il lavoro mentale coinvolgendo allenatori, preparatori, famiglie e atleti stessi.

Ogni competizione sportiva mette in gioco molto più del solo risultato: in palio ci sono l’affermazione di sé e del proprio valore come atleta, una conferma della bontà del proprio lavoro ed il riconoscimento di tutti gli investimenti fatti per arrivare a quel risultato.

Non è mai troppo tardi per iniziare a lavorare sul piano mentale.

Per raggiungere una buona consapevolezza di sé stessi bisogna intraprendere un lavoro di auto-consapevolezza delle proprie modalità di reazione di fronte agli ostacoli e di costruzione di un approccio alla competizione come occasione per esprimere al meglio il proprio potenziale e non come luogo all’interno del quale trovare una definizione di sé.

Bisogna lavorare sui meccanismi che permettono di prevenire e di fronteggiare situazioni che possono essere causa di stress come formulare adeguate strategie di coping autonome e personali, commisurate all’elemento specifico causante stress tra cui l’allenamento alla resilienza ossia la capacità di reagire ad un evento traumatico o di difficoltà e di riorganizzare positivamente la propria vita.

Se l’atleta fin dalla giovane età viene guidato nel costruire una corretta visione di sé e della competizione e viene supportato nello sviluppo di adeguati strumenti mentali, sarà pronto ad affrontare e risolvere autonomamente aspettative deluse, battute d’arresto ed eventi più o meno gravi che inevitabilmente possono capitare nella vita di un atleta.

Nel settore giovanile insegnare ad approcciare in maniera costruttiva ogni tipo di ostacolo, consente di considerarlo non una sfortuna o qualcosa che condanna il futuro atletico dell’individuo ma un elemento che fa parte del gioco e che implica l’attivazione di tutte le risorse necessarie per adattarsi, gestire e superare ogni nuova situazione che si viene a creare in allenamento e in gara per quanto difficile e sfidante possa essere.

Il settore giovanile, rivolgendosi in primis ai campioni di domani è quello in cui più di ogni altro si dovrebbe riflettere sulle competenze mentali.

Genitori, allenatori e tecnici sono figure chiave nella crescita e nello sviluppo dei giovani atleti: vanno coinvolti e resi consapevoli rispetto alla necessità e all’utilità di una preparazione mentale adeguata, così che possano trasmettere ai ragazzi il valore di impegnarsi anche su questo piano e di sentirsi supportati nella loro crescita.

Ci sono due tipi di campioni, i talenti naturali e coloro i quali trovano che la Soluzione sia alimentare la loro Motivazione seguendo con Determinazione un continuo e costante allenamento fisico e mentale.

Questo è mds project.

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