LA CAPACITA’ DEL CERVELLO CHE PUO’ ESSERE ALLENATA: LA MEMORIA

  • 1 Ottobre 2019

“Possiedi solo ciò che puoi portare con te; conosci le lingue, conosci i paesi, conosci la gente. Lascia che la tua memoria sia la tua sacca da viaggio.”
Aleksandr Isaevic Solzhenitsyn

La memoria non è una dote naturale, è una capacità del cervello che può essere allenata e mantenuta attiva e funzionale indipendentemente dall’età del soggetto; per tale la mente ragione viene metaforicamente paragonata ad un muscolo.

La memoria può essere definita la somma delle esperienze fisiche e mentali dell’individuo.

È la facoltà della mente di conservare e richiamare alla coscienza nozioni ed esperienze del passato.

Secondo lo studio di alcuni ricercatori, lo sviluppo della nostra memoria dipende dalla primissima infanzia quando il cervello viene continuamente sollecitato da nuovi stimoli ed esperienze come filastrocche, racconti, immagini luoghi e volti sempre diversi.

L’aspetto più curioso di questi studi rileva che la fase di maggior apprendimento dei bambini coincide con il periodo che da adulti avranno dimenticato: questo perché fino ai 4 anni tutti gli eventi sono vissuti e rapidamente dimenticati (cd amnesia di infanzia che sembrerebbe legata o all’immaturità dell’ippocampo e quindi all’incapacità di formare ricordi duraturi oppure ai neuroni che si formano così rapidamente da interferire con la stabilizzazione della memoria).

Sotto il profilo intellettivo, l’essere umano tende alla minor fatica, alla semplificazione e alla restrizione del campo delle informazioni allo scopo di facilitarsi la vita.

Come la sedentarietà atrofizza i muscoli, il poco esercizio rende il cervello pigro e la memoria corta.

IL CERVELLO E’ UNA MEMORIA SENZA FINE

All’interno del nostro cervello ci sono 3 tipi di memorie:

MEMORIA DI LAVORO: è gestita dal cervelletto e consente di immagazzinare informazioni utili ad uno scopo preciso; istruzioni che poi diventeranno un automatismo come andare in bicicletta, suonare uno strumento musicale, legarsi le scarpe e così via.

MEMORIA A BREVE TERMINE (MBT): è gestita dalla porzione prefrontale del cervello e consente di immagazzinare una piccola quantità di informazioni (circa 5/9 elementi) per un periodo di tempo limitato di circa un minuto senza le stesse vengano elaborate come quando capita di conoscere qualcuno e di dover memorizzare il suo nome. È una memoria volatile a meno che non decidiamo di voler attribuire importanza a quell’informazione fissandola nella memoria a lungo termine.

MEMORIA A LUNGO TERMINE (MLT): è processata nell’ippocampo del lobo temporale ed è la memoria che dura nel tempo e che struttura i ricordi. Si attiva quando vogliamo memorizzare qualcosa in modo volontario e ha una capacità illimitata.

Il nostro modo di ricordare è selettivo: tendiamo a rinforzare sole le informazioni che ci servono o su cui ci interessa focalizzarci. Per tale ragione è facile ragionare per stereotipi anche involontariamente, per praticità di raccolta informazioni e perché è più semplice rispetto ad approfondire e costruire un’idea diretta, elaborata e complessa su cose o persone. Lo stereotipo presenta lo svantaggio di essere difficile da estirpare quando archiviato e dato per buono nella nostra memoria: non ci verrà in mente di decostruirlo, metterlo in discussione e sostituirlo.

Per allenare la memoria dobbiamo sviluppare due sensi: l’UDITO e la VISTA.

Ripetere ad esempio ad alta voce un numero di telefono fino a memorizzarlo aiuta l’approccio uditivo: la voce rimane impressa nella mente e permette di ricordare meglio una data informazione.

Associare un’informazione ad un dettaglio visivo o ad un luogo favorisce l’approccio visivo.

INDICAZIONI DI BASE PER FAVORIRE LA MEMORIA

A CAPACITA’ DEL CERVELLO CHE PUO’ ESSERE ALLENATA: LA MEMORIA

L’IDRATAZIONE CORPOREA: la disidratazione causa stress ad ogni parte del corpo compreso il cervello e influisce negativamente sulle capacità mentali, sulla memoria e sull’assimilazione di informazioni.

L’ALIMENTAZIONE: alcuni alimenti come ad esempio gli omega-3 sono particolarmente utili per la salute del cervello e si possono trovare nel pesce (salmone, tonno, trota, sgombro, sardine e aringhe), nelle noci, semi di lino, zucca, gli spinaci, broccoli e semi di soia.

I carboidrati sono un vero e proprio carburante per il cervello, tuttavia è meglio prediligere quelli complessi, presenti ad esempio nel pane integrale, nel riso integrale, nella farina d’avena, nelle lenticchie e nei fagioli.
Un consumo regolare di tè verde può migliorare la memoria e la prontezza mentale perché è ricco di potenti antiossidanti che proteggono dai radicali liberi, i principali responsabili dell’invecchiamento delle cellule cerebrali.

 IL CONSUMO CALORICO DEL CERVELLO: il cervello da solo consuma in regime di normalità attorno le 450/550 kcal mentre in condizioni di stress emozionale o di pensiero fisso può arrivare a superare le 1000 kcal. Inoltre è noto che tale organo è il primo big killer degli zuccheri come pure il sistema immune: entrambi utilizzano come nutrimento solo zuccheri.

Lo strumento in grado di calcolare il consumo calorico del cervello nelle 24 ore è la BIA-ACC.

L’ATTIVITA’ FISICA: muoversi incrementa il flusso di sangue al cervello e ne migliora il funzionamento.

 IL SONNO: 8 ore di sonno sono importanti per far funzionare al meglio l’organismo nel corso della giornata oltre a favorire la concentrazione e la coordinazione. Insonnia e cattiva qualità del sonno incidono sensibilmente sulle capacità intellettive.

LA RESPIRAZIONE: la respirazione è corretta quando a riposo l’individuo ha dai 6 ai 7 atti respiratori al minuto. Questo serve al cervello per mantenere il giusto rapporto C02/02.

Il cervello da solo utilizza, in condizioni di normalità, circa il 20% dell’ossigeno inspirato mentre in condizioni di stress o di intensa attività può arrivare ad utilizzarne il 60%.

Una respirazione corta (catabolica) dovuta all’aspetto emozionale non può garantire un giusto afflusso di ossigeno al cervello.

La verifica della corretta respirazione la si valuta tramite lo strumento PPG-stress flow.

IL GRADO DI ATTENZIONE: secondo alcuni studi occorrono circa 8 secondi di attenzione per elaborare ed immagazzinare un’informazione. Partecipare emotivamente a qualcosa e concentrarsi su di essa, crea un legame profondo tra il soggetto e l’informazione da acquisire. Elaborazione e ripetizione servono a creare interazione con ciò che ci circonda.

L’ATTEGGIAMENTO: attenzione, concentrazione, motivazione e consapevolezza. Lasciarsi distrarre e fare più cose contemporaneamente ostacolano l’acquisizione di informazioni.

LE PAUSE: quando si impara qualcosa di nuovo è utili frapporre delle pause per evitare che le informazioni di sovrappongano, si crei confusione e si perdano le informazioni.

LA CONTINUA RICERCA DI STIMOLI: inventare esercizi che interrompono la quotidianità, sfida i neuroni a sviluppare nuovi percorsi cerebrali (es. imparare una lingua straniera, visitare posti nuovi, leggere libri, sperimentare una strada diversa e non conosciuta per raggiungere un luogo e così via).

Deve trattarsi di un’attività nuova, impegnativa e divertente.

LA SOCIALITA’: alimentare l’interazione con altre persone stimola il cervello perché lo costringe a rimanere vigile per confrontarsi con situazioni sempre diverse ed imprevedibili.

LE RISATE E L’AUTOIRONIA: sono attività cerebrali notevole. Ridere innesca sinapsi in tutto il cervello contribuendo a mantenerlo attivo e sano.

L’ORGANIZZAZIONE DELLE INFORMAZIONI: organizzare mentalmente le informazioni che stiamo apprendendo garantisce un migliore utilizzo della memoria a breve termine. Creare delle associazioni mentali o collegare informazioni nuove con altre che già si possiede instaurando legami mentali tra esse aumenta la possibilità di ricorda re le nuove informazioni acquisite.

LA VISUALIZZAZIONE: prestare attenzione a fotografie o ad elementi grafici. Associare il nome di una persona ad un’immagine o a concetti visivi.

MEMORIA ED EMOZIONE

Le strutture maggiormente responsabili nei processi mnestici sono l’ippocampo e l’amigdala, due strutture sottocorticali nel lobo temporale, facenti parte del sistema limbico. L’ippocampo sembra giocare un ruolo primario nella formazione della memoria a breve termine ma non nel consolidamento della traccia mnestica (memoria a lungo termine). Esso raggrupperebbe informazioni processate da altre aree cerebrali sintetizzandole in un’unica configurazione di stimoli sensoriali esterni. L’amigdala, invece, consente il controllo dell’informazione sensoriale e l’attribuzione di un particolare significato affettivo e/o emotivo a tale informazione.
È considerata anche la struttura grazie alla quale è possibile associare uno stimolo ad un premio (ricompensa) o ad una punizione (stimolo avversivo). L’ippocampo e l’amigdala sono strutture intercambiabili ma al mancare di entrambe si realizzano vere e proprie perdite di memoria.

SPORT E MEMORIA

A CAPACITA’ DEL CERVELLO CHE PUO’ ESSERE ALLENATA: LA MEMORIA

Nello sport la memoria è molto importante per lo schema mentale del gesto atletico e quindi per una sua migliore attivazione durante la performance.

Il cervello memorizza informazioni in modo permanente variando i collegamenti fra i neuroni in una o più zone.

Si può memorizzare in modo permanente qualcosa nel cervello variando le connessioni tra neuroni.

Allenamento fisico e psichico

Allenamento fisico e psichico, in relazione a memoria e concentrazione, hanno un ruolo determinante nello sport: il gesto atletico ripetuto, durante l’allenamento sia fisico che mentale, lo fissa nella memoria, migliorando la prestazione e aiutando l’atleta a superare ostacoli mentali di vario tipo.

La ripetizione del gesto atletico o degli schemi tattici durante il mental training è svolto attraverso la visualizzazione mentale del gesto atletico stesso o della gara.

Il ricordo della gara serve per affrontare mentalmente e psicologicamente, e possibilmente a risolvere, i problemi che si sono presentati.

La memoria del cervello è metaforicamente un grande magazzino all’interno del quale vengono depositate le informazioni in varie zone. Se vogliamo recuperarle in un secondo momento, possiamo associare a quella zona un’etichetta verbale.

Allenare la mente a visualizzare il gesto atletico o la gara o la tattica, fissa i ricordi nella memoria. La visualizzazione di situazioni difficili per l’atleta (come uno schema corporeo, l’ansia o la paura della gara), unita a tecniche di rilassamento e concentrazione aiuta l’atleta a risolvere problematiche difficilmente risolvibili con il solo allenamento fisico.

La memoria e il suo allenamento con le tecniche di rilassamento e di concentrazione sono alla base della concentrazione nello sport nel momento del gesto atletico, in allenamento e in gara.

Il nostro cervello elabora un mondo rappresentativo di immagini e sensazioni mentali, parallelo al mondo reale-percettivo di immagini e sensazioni fisiche, che permette all’individuo di interagire con la realtà che lo circonda. La cd WORKING MEMORY, la “memoria che lavora”, è la funzione che ci permette di trattenere nella mente una rappresentazione del gesto atletico quando la percezione fisica non è più presente.

Esserne consapevoli, permette al cervello di pianificare ogni successiva azione e di prepararsi sulla base delle azioni passate.

Lo sport riduce il rischio di declino cognitivo e l’insorgenza di eventuali malattie neurodegenerative apportando ossigeno all’organismo in quantità maggiore e con costanza.

Gli sport dove la respirazione e la frequenza cardiaca sono costanti, spingono il sangue a raggiungere anche quei distretti cerebrali che potrebbero non essere sufficientemente irrorati e ossigenati a causa di una vita tropo sedentaria. (es.marcia)

Gli sport di squadra stimolano sia le attività dell’emisfero sinistro in cui risiedono le capacità di ragionamento e comprensione dia dell’emisfero destro per la creatività e l’immaginazione (es.basket).

Gli sport in cui si utilizzano strumenti attivano le aree cerebrali dedicate alla coordinazione e alla percezione dello spazio (es.tennis, scherma).

Beneficiano dell’attività fisica le cellule nervose, le abilità cognitive e la psiche: lo sport aumenta la produzione di endorfine che agiscono positivamente sui centri del piacere abbassando i livelli di stress e attivando il metabolismo.

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